Al telefono, la Fulvia era stata telegrafica: -raggiungimi urgentemente alla sede del M.A.M.A. , c’è una perdita d’acqua nel bagno.-

Cheddonna c’era rimasta un po’ male: va bene l’emergenza, ma che la sua amica di sempre si fosse dimenticata del suo compleanno non era assolutamente accettabile.  E di quel compleanno, poi! E proprio la Fulvia, l’amica con la quale aveva festeggiato ogni singolo compleanno da una quarantina d’anni a questa parte…

Ma poi, pragmaticamente, aveva deciso di dare la precedenza al problema contingente, dato che, dopo tutto, lei del M.A.M.A. (Movimento Anonimo Mamme apprensive)  era la presidentessa.

Certo, l’idea di uscire di casa in tempo di Coronavirus non le sorrideva affatto, ma in fondo sarebbero state solo lei e la Fulvia, e, ovviamente, ci sarebbe andata in macchina.

Miomarito, vedendola preoccupata, si era offerto di accompagnarla e così, di lì a dieci minuti, erano arrivati davanti all’edificio che ospitava le riunioni dell’associazione, riuscendo a trovare facilmente parcheggio, in una città semi-vuota.

Nelle strade c’era un silenzio irreale, che le ricordava quello ovattato che c’è dopo una nevicata, anche se quell’inverno non era caduto un solo fiocco di neve in città. Pareva che le persone, gli animali e persino le cose fossero andate a rintanarsi da qualche parte, in una sorta di letargo collettivo.

La porta dell’edificio era accostata, ma dall’interno non proveniva alcuna luce, nonostante le tapparelle fossero abbassate.

-Strano!-aveva esclamato Cheddonna, rivolgendosi a Miomarito, che la seguiva da vicino -la Fulvia dovrebbe essere là dentro, cosa ci fa al buio?- e, preoccupata, si era precipitata nel salone, usando il telefonino a mo’ di torcia.

-Fulviaaaa, dove sei? –

All’improvviso tutte le luci si erano accese contemporaneamente e la voce della Fulvia, insieme a quelle di Cheddolce, Tuttisuoi?, Laluisa, Nonnanenna, Lastregadisopra, Loziovescovo e L’altrozio si era levata in un “Sorpresaaaaaaa!” corale, che aveva strappato a Cheddonna una lacrimuccia furtiva.

(Continua)

-Allora, IlPrincipe, hai pensato a quale facoltà vorresti iscriverti, dopo la maturità?- gli aveva domandato Cheddonna, una sera di maggio.

-Uhm, boh…- aveva risposto lui, laconico come sempre.

-Be’, vediamo: dopo l’Artistico…architettura?

-Umpf! Naaa.

-L’Accademia di Belle Arti? Più creativa, forse…

-Bleah!

-Una Laurea triennale in Fotografia? con tutte le foto che pubblichi su Instagram!

-Bah!

-Scenografia? Conservazione dei beni Culturali?

-…

-?

-Uffa: medicina.

-Medicinaaa?

-Eh!-aveva risposto IlPrincipe, sgranando gli occhi come se fosse la cosa più ovvia del mondo, con un’espressione che a Cheddonna aveva ricordato quella del dottor House quando parlava con uno dei suoi colleghi.

A Cheddonna erano tornate in mente le parole che quest’ultimo aveva pronunciato in una delle puntate: “Cosa preferiresti: un dottore che ti tiene la mano mentre muori o uno che ti ignora mentre migliori? Suppongo che farebbe parecchio schifo avere un dottore che ti ignora mentre muori.”

-Dottor IlPrincipe…-aveva ripetuto Cheddonna tra sé e sé, riflettendo.-Sì, credo proprio che Medicina sia la scelta giusta per lui.

 

 

-La verità è che non siamo mai davvero preparati alla fine di qualcosa.- aveva detto Cheddonna alle amiche del M.A.M.A., asciugandosi una lacrima.

Le mamme in sala si passavano l’un l’altra la scatola dei kleenex, soffiandosi rumorosamente il naso.

-Verissimo, ci sono passata anch’io con Losplendido. In realtà ho sempre saputo che le cose tra noi non avrebbero funzionato, ma quando se n’è andato, nonostante tutto,  mi ha colta di sorpresa.- aveva commentato la Fulvia, pensierosa.

-Eh, tutto finisce!- aveva sentenziato Lastregadisopra, acida.

-Già, tutto finisce: la tua serie T.V. preferita, la raccolta punti del supermercato, l’abbonamento in palestra…-aveva aggiunto Laluisa, annuendo.

Le mamme del M.A.M.A. si erano scambiate sguardi d’incoraggiamento poco convinti, perché il detto: “mal comune, mezzo gaudio”, non è mica poi tanto vero.

-Tredici anni! -era sbottata Cheddonna, -tredici anni di gioie e dolori condivisi insieme, di notti insonni e di sveglie all’alba, di bei ricordi e di qualche giorno da dimenticare, finiti così, per sempre! Sì, una pausa di riflessione posso capirla, ogni tanto si ha bisogno di staccare, di stare lontani per un po’. Ne abbiamo avute tante, soprattutto durante l’estate, e ogni volta abbiamo ricominciato da capo con un nuovo entusiasmo, ma ora…

Le altre l’avevano guardata, in attesa.

-Ma ora è finita davvero, capite? Fra poco ci saranno gli esami di Maturità, e a settembre nessuna campanella suonerà più per noi!

 

 

 

 

Durante la notte fra il 4 e il 5 marzo Cheddonna era rimasta sveglia per seguire la maratona elettorale di Mentana. Dopo i confortanti dati delle diciannove sull’affluenza ai seggi, Cheddonna e le sue amiche, riunite presso il quartier generale del M.A.M.A., avevano atteso prima gli exit-poll, poi i primi dati dello scrutinio.

La tensione era alle stelle, soprattutto quando sullo schermo alle spalle del conduttore, accanto al logo del Movimento, era apparsa di nuovo la sigla N.P. dei giorni passati.

-Vedi, è uscito di nuovo! N.P.=Noi prime! – si era rallegrata la Fulvia, allargando le braccia per sottolineare il concetto.

  • Mah, sei sicura che significhi proprio quello?Io ci andrei cauta…- aveva ribattuto Cheddolce, scettica.

-Sono d’accordo, forse si riferisce ai voti e vuol dire”Neanche pochi”.- aveva convenuto Tuttisuoi?, possibilista.

  • O “Non pervenuto”…- aveva aggiunto NonnaNenna, pratica.
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A poche settimane dal 4 marzo, il dibattito all’interno del M.A.M.A. si era fatto serrato: dopo la scelta -ça va sans dire- di Cheddonna come candidata premier, era venuto il momento di stilare una lista dei possibili, futuri ministri.

-Ministre! – aveva corretto la Fulvia, stizzita.

-Ehm, ehm…scusate, ma la grammatica non è un’opinione! – era saltata su, piccata, Lamaestrinadallapennarossoblù, l’anziana insegnante delle elementari di Cheddonna, invitata per l’occasione -Trattasi di sostantivo maschile. Al massimo “ministressa”, per quanto cacofonico… –

-Buuuh! Retrograda! Si aggiorni!- l’avevano fischiata le altre.

Cheddonna era intervenuta a sedare gli animi, riportando, per fugare ogni dubbio, una dichiarazione della presidente della Crusca che incoraggiava l’uso del sostantivo al femminile.

Lamaestrinadallapennarossoblù si era ritirata sull’Aventino, poco convinta e un tantino offesa, e Cheddonna stava  tentando invano di porre rimedio all’incresciosa situazione, quando era intervenuta Brunilde, una nuova iscritta con una grande passione per i classici greci e latini. 

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