Durante la notte fra il 4 e il 5 marzo Cheddonna era rimasta sveglia per seguire la maratona elettorale di Mentana. Dopo i confortanti dati delle diciannove sull’affluenza ai seggi, Cheddonna e le sue amiche, riunite presso il quartier generale del M.A.M.A., avevano atteso prima gli exit-poll, poi i primi dati dello scrutinio.

La tensione era alle stelle, soprattutto quando sullo schermo alle spalle del conduttore, accanto al logo del Movimento, era apparsa di nuovo la sigla N.P. dei giorni passati.

-Vedi, è uscito di nuovo! N.P.=Noi prime! – si era rallegrata la Fulvia, allargando le braccia per sottolineare il concetto.

  • Mah, sei sicura che significhi proprio quello?Io ci andrei cauta…- aveva ribattuto Cheddolce, scettica.

-Sono d’accordo, forse si riferisce ai voti e vuol dire”Neanche pochi”.- aveva convenuto Tuttisuoi?, possibilista.

  • O “Non pervenuto”…- aveva aggiunto NonnaNenna, pratica.
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A poche settimane dal 4 marzo, il dibattito all’interno del M.A.M.A. si era fatto serrato: dopo la scelta -ça va sans dire- di Cheddonna come candidata premier, era venuto il momento di stilare una lista dei possibili, futuri ministri.

-Ministre! – aveva corretto la Fulvia, stizzita.

-Ehm, ehm…scusate, ma la grammatica non è un’opinione! – era saltata su, piccata, Lamaestrinadallapennarossoblù, l’anziana insegnante delle elementari di Cheddonna, invitata per l’occasione -Trattasi di sostantivo maschile. Al massimo “ministressa”, per quanto cacofonico… –

-Buuuh! Retrograda! Si aggiorni!- l’avevano fischiata le altre.

Cheddonna era intervenuta a sedare gli animi, riportando, per fugare ogni dubbio, una dichiarazione della presidente della Crusca che incoraggiava l’uso del sostantivo al femminile.

Lamaestrinadallapennarossoblù si era ritirata sull’Aventino, poco convinta e un tantino offesa, e Cheddonna stava  tentando invano di porre rimedio all’incresciosa situazione, quando era intervenuta Brunilde, una nuova iscritta con una grande passione per i classici greci e latini. 

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Dopo essere stata eletta, per alzata di mano, candidata premier per il M.A.M.A., Cheddonna aveva ricevuto un invito a partecipare di martedì a una trasmissione politica, insieme agli esponenti di alcuni dei partiti di maggior spicco.

Seduta su una delle scomodissime casse di legno che fungevano da sgabelli nella scarna scenografia dello studio, Cheddonna si guardava intorno, un po’ emozionata. In fondo era la prima volta che andava in televisione.

Poco prima, in sala trucco, aveva incontrato una donna bionda, cui il truccatore stava cercando inutilmente di cancellare due enormi borse sotto gli occhi.

-Ah, signora mia!- le aveva sussurrato la donna, affranta,- ‘sta cosa che in diretta non si può usare photoshop è una iattura. Sì, per carità, c’è sempre il metodo Barbara D’Urso, con le luci sparate in faccia, ma non è la stessa cosa!-

Cheddonna aveva abbozzato un sorriso, poi l’aveva dovuta lasciare, perché era il suo turno di partecipare al dibattito.

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Dopo il timido coming-out dell’anno precedente  nei confronti del festival di Sanremo, Cheddonna e le amiche del M.A.M.A. avevano deciso di venire allo scoperto, se non coram populo, almeno fra di loro.

Quella sera e quelle successive, fino alla finale di sabato, si sarebbero trovate a casa dell’una o dell’altra per assistere tutte insieme alla kermesse canora.

-Eh… ma dove? E poi come facciamo con i nostri mariti? – aveva obiettato la Titty, mamma della Sissy.

-Già, non possiamo mica dir loro che ci troviamo a vedere il Festival…Il mio non ci crederebbe mai e come minimo penserebbe che io abbia un amante!- aveva ridacchiato la Marty, mamma del Lolly, che adesso si faceva chiamare Lo-e-basta.

-Minimo.-avevano commentato all’unisono Cheddolce e Tuttisuoi?

-Mercoledì potete venire tutte da me, Miomarito va a giocare a calcetto e ho la casa libera, però le altre sere non saprei come fare…-aveva proposto Cheddonna,  scusandosi.

Tutte si erano guardate senza sapere cosa dire, poi Lastregadisopra si era schiarita la voce:

-Be’, perché questa sera non venite  tutte da me? Da quando Quelverme se n’è andato con Larovinafamiglie non ho più di questi problemi!-

Cheddonna le aveva rivolto un sorriso di incoraggiamento.

-Ma scusa, tu non eri quella che non aveva il televisore?-avevano esclamato in coro le altre mamme del M.A.M.A.

Lastregadisopra era arrossita.

-Ehm, sì, è vero, non l’ho mai avuto, ma quando ho saputo che quest’anno a Sanremo ci sarebbe stato Claudio Baglioni non ho potuto resistere e ne ho comprato uno a 55 pollici, per non perdermi nulla.

Allora è deciso, vi aspetto alle 21 a casa mia, con le pattine, mi raccomando!-

 

 

(Leggere prima “La fase adulta del M.A.M.A.”)

 

 

-Bella idea!-aveva commentato la Fulvia, a caldo.-Se c’è qualcuno che può salvare questo paese disastrato sono proprio le donne, e chi meglio di noi, mamme del M.A.M.A.? –

-Bene, brava, bis!- l’avevano acclamata le mamme presenti.

Cheddonna si era guardata intorno, soddisfatta: l’entusiasmo che sentiva provenire dall’uditorio le dava la carica necessaria per affrontare quella nuova sfida.

-Non ci resta che stendere il programma, allora! Da dove cominciamo?Innanzitutto  aboliamo qualcosa, direi-aveva proposto, con l’entusiasmo del primo giorno di scuola.

-Eh, non è facile, noi entriamo in campo solo adesso, e gli altri partiti hanno già proposto di abolire la legge Fornero, il canone Rai, i vaccini, le tasse universitarie, le “pensioni d’oro”, la legge Merlin…-aveva elencato la Fulvia.

Le mamme del M.A.M.A. si erano guardate l’un l’altra, senza sapere cosa dire. Mica facile davvero, in una campagna elettorale dove si è già proposto di abolire qualunque cosa, trovare altri spunti.

-Ma mie care!-le aveva riprese affettuosamente Cheddonna,-non perdiamoci in un bicchiere d’acqua! Siamo o non siamo il “Movimento Anonimo Mamme Apprensive”?

-Sì, ben detto!- aveva commentato Laluisa.

-E allora la prima proposta che faremo è: abolire la maggiore età a 18 anni e portarla a 30, no, che dico? 35 anni!-aveva concluso Cheddonna.

Un boato, seguito da un fragoroso applauso, aveva accolto queste ultime parole.

-Giusto, e aboliamo anche la patente a 18 anni!-aveva gridato la Titty, mamma della Sissy, che da quando la figlia aveva cominciato a guidare la sua macchina, era sempre costretta a usare i mezzi pubblici.

-E le discoteche, che chiudono tardissimo e i ragazzi stanno in giro fino ad ore assurde e a noi tocca stare sveglie fino a quando non tornano a casa? Aboliamole subito!-aveva detto tutto d’un fiato la Marty, mamma del Lolly, che, da quando era diventato maggiorenne, si faceva chiamare Lo-e-basta.

-Vogliamo parlare dei compiti a casa? Bisogna as-so-lu-ta-men-te abolirli!-era saltata su la Fulvia per la quale, con il piccolo “Che” alla scuola primaria, ogni pomeriggio era “lotta dura senza paura” con l’ analisi grammaticale e la geometria piana.

-Già, per non parlare dei temi di compito al liceo! Una volta la prof di italiano della Kikk@ ha osato darmi 5! A  me!-si era alterata Cheddolce, che si vantava di essere sempre stata brava in italiano.

NonnaNenna, che per l’occasione era stata invitata come membro anziano, scuoteva la testa, pensierosa.

  • Aboliamo di qua, aboliamo di là…Che strani tempi!Quando ero giovane io i programmi elettorali proponevano di fare qualcosa, mica di disfarlo…-

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