Litri e litri di caffè alternati a ettolitri di camomilla, per attenuarne gli effetti e cercare di dormire almeno un po’;

ore e ore senza riuscire a chiudere occhio, la stanchezza ormai cronica, e la testa divisa tra i programmi e il pensiero fisso di quell’orale che si avvicinava ormai a grandi passi.

Agitazione, nervi a fior di pelle, il desiderio di arrivare subito all’indomani mattina e la paura di quell’alba che stava per spuntare, dietro la finestra aperta per lasciar entrare l’aria fresca del primo mattino.

E, finalmente, il giorno degli orali era arrivato: certamente quella “notte prima degli esami” sarebbe rimasta per sempre tra i suoi ricordi indelebili, riaffiorando, talvolta, nei sogni, pensava Cheddonna, mentre, coi capelli sparati in mille, improbabili direzioni e gli occhi pesti, andava a svegliare IlPrincipe, che dormiva placidamente nel suo letto.

Giorno 1:-Allora, IlPrincipe, com’era il tema?

-Uhmmm.

Giorno 2:-Che dici?Era interessante la traccia della seconda prova!

-Umpf…

Giorno 3:- Beh, dai, anche il quizzone è andato…

-Bah!

A Cheddonna era scesa una lacrimuccia.

Per giorni, durante gli esami scritti, IlPrincipe le era sembrato un altro, con tutti quei “per favore, mammina”, e quei “grazie” e “prego” come se piovesse.

La tensione, si sa, fa fare cose strambe, ma adesso che IlPrincipe, dopo aver abbandonato lo zaino in mezzo al salotto, era andato a chiudersi in camera sua sbattendo la porta, ed emettendo una sfilza di grugniti,  Cheddonna aveva esclamato, soffiandosi il naso:-Eccolo, il mio ragazzo è tornato!

 

Maturità e camomilla

mamme<h2>A quattro anni dalla sua fondazione, il M.A.M.A.

(Movimento anonimo Mamme Apprensive) contava ormai un centinaio di iscritte, tra vecchie e nuove conoscenze  di Cheddonna. Oltre allo zoccolo duro delle mamme del caffè, se n’erano aggiunte, col tempo, molte altre: le madri dei nuovi compagni de IlPrincipe, le colleghe della Onlus “Aiuta che il Ciel ti aiuta”e perfino la presidentessa del tanto esecrato club “Amici di Pollyanna”, Tristina, con un gruppetto di fedelissime dell’ottimismo ad ogni costo.</h2>

<h2>Nel redigere il programma degli incontri settimanali e delle conferenze tematiche, Cheddonna riandava con la mente alla platea di volti noti o appena conosciuti che ogni giovedì affollava la sala presa appositamente in affitto, in attesa di aprire il dibattito su temi come:”Parlare a un figlio adolescente attraverso Whatsapp” o “Il localizzatore gps, quando i figli escono, la sera, può essere una valida alternativa al Valium, per una madre apprensiva?”.</h2>

<h2>Volti di madri molto diverse tra loro: come la Fulvia, primipara attempata e secondipara quasi fuori tempo massimo, o Tuttisuoi?, madre seriale, che dopo sei figli aveva deciso di chiamare il più piccolo Adessobasta,  o Lastregadisopra, che dopo essere stata lasciata dal marito, Quelverme, pensava che l’aver avuto Tuttasuopadre non fosse stata poi una grande idea, o Cheddolce, novella Cornelia, che, facendo bene attenzione a mettere in risalto i numerosi anelli, orecchini e bracciali ricevuti in dono da Giannicaro, amava ripetere che i figli erano i suoi soli gioielli, o, infine, come la dottoressa Acchetti, la pediatra de IlPrincipe, che non era mamma di un solo bambino, ma di quasi tremila.</h2>

<h1>”Di mamma ce n’è una sola?”-si domandava Cheddonna, chiudendo l’agenda e preparandosi ad uscire. -Ecco un ottimo tema per la prossima riunione del M.A.M.A.!-</h1>

L’idea le era venuta quando, all’inizio del nuovo anno scolastico, si era dovuta arrendere al fatto che il gruppo delle mamme del caffè si sarebbe inevitabilmente sciolto, ora che i loro figli frequentavano scuole diverse, e loro sarebbero rimaste sole ad affrontare lo spauracchio più temibile: l’adolescenza.

Così, una mattina di ottobre, si era ufficialmente costituito il M.A.M.A (movimento anonimo mamme apprensive), riunito, per l’occasione, nel salotto di Cheddonna.
Naturalmente i ragazzi non avrebbero mai dovuto saperne nulla, e per buona misura, nemmeno i mariti, che nella migliore delle ipotesi non ne avrebbero compreso l’importanza.
C’erano proprio tutte: sua sorella Cheddolce, Laluisa, la Marty, mamma del Lolly,  la Titty, mamma della Sissy, e perfino Lastregadisopra, che non metteva piede in casa di Cheddonna da almeno dieci anni.
“Non potevo mancare” aveva sussurrato all’orecchio di Cheddonna, porgendole una torta con il logo del M.A.M.A in cioccolato plastico.
Dopo che tutte si furono accomodate, Cheddonna, in qualità di presidentessa, prese la parola per illustrare alle mamme presenti  le finalità del movimento,  e propose di stilare insieme lo statuto, che prevedeva un incontro settimanale, rigorosamente mattutino, dopo aver accompagnato  i ragazzi nelle rispettive scuole.
I requisiti per entrare a far parte del movimento, previa presentazione da parte di una socia e approvazione del consiglio, erano naturalmente: l’appartenenza al genere femminile,  l’avere un figlio in età adolescenziale e, il poter disporre di una mattina libera alla settimana.
Nel salutare le amiche al termine della riunione, con la promessa di rivedersi la settimana successiva, e l’obbligo di mantenere il più stretto riserbo, Cheddonna sentiva che  il M.A.M.A era l’inizio di una nuova era.

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