alba“Mamma, stasera esco con Salvo il bagnino e i ragazzi del lido.C’è un falò in spiaggia.Facciamo tardi. Stai tra’.” recitava il messaggio de IlPrincipe.

“Anche stasera!” aveva esclamato lei, con disappunto. “E’ una settimana che fa tardi tutte le sere!”

“E’giovane, è in vacanza, e si sta divertendo. E poi Salvo e gli altri sembrano dei bravi ragazzi. Non preoccuparti” l’aveva rassicurata Miomarito, che in vacanza diventava di vedute assai larghe.

“Cenetta romantica noi due soli?”aveva proposto e, prendendola per mano, l’aveva guidata fino a un ristorantino affacciato sul mare.

Cheddonna, per qualche ora, non aveva più pensato a IlPrincipe.

Milletrecento chilometri più su, NonnaNenna si stava preparando a recarsi al concerto dei Pooh, insieme alla banda del N.O.N.N.A. (Nuova organizzazione nonne + o -novantenni ardite).

La sera avanti, alla fiera della porchetta, aveva fatto le due, e quella precedente, al Circo all’aperto, addirittura le tre.

“Alla nostra età tre o quattro ore di sonno sono anche troppe!” ripeteva spesso, e la Zaira, l’Armida e l’Elvezia approvavano incondizionatamente.

A Cheddonna, invece, ne servivano otto, come minimo. Solo che, da quando IlPrincipe aveva cominciato a uscire, la sera, non riusciva a chiudere occhio fino a quando non lo sentiva rientrare, e ora, dopo una settimana di vacanza, era ridotta a uno straccio.

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aranciniCi aveva provato con tutte le sue forze, saziandosi con insalatine di stagione e frutta a volontà, in nome di un’alimentazione sana e leggera, povera di calorie e ricca di vitamine e sali minerali, importantissimi, soprattutto d’estate. Del resto  non aveva passato gli ultimi tre mesi a cercare di eliminare quell’odioso cuscinetto sui fianchi, a costo di enormi sacrifici, per rovinare tutto in pochi giorni di trasgressione! Poi, però, era stata suo malgrado travolta. Intorno a lei torrenti di granite con panna, vulcani di brioche con gelato e montagne di frutta martorana le serravano il passo, impedendole ogni via di fuga e, infine, aveva ceduto e assaggiato i piatti tipici della tradizione siciliana, così diversi da costa a costa, da città a città, tanto da cambiare  di nome  e perfino di forma da un capo all’altro dell’Isola.Gli arancini appuntiti  di Catania, ad esempio, a Palermo si chiamavano arancine ed erano tondi come l’omonimo agrume; e guai a invertire i nomi, se non si voleva essere guardati con disapprovazione dagli autoctoni.

Percorrendo l’isola, tra una sciara e un teatro greco, su spiagge nere come il carbone o bianche come la luna, sbocconcellando sfincioni e panelle, pane “cunzatu” e “ca meusa” si era chiesta spesso come avesse fatto a rinunciare a tutto questo, prima d’allora.

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images (1)“Cosa ti avevo detto? Praticamente deserta!” aveva commentato Miomarito, gongolante, giungendo finalmente alla spiaggia denominata “Katabasis”, che in greco significa appunto”discesa”.
Duecento metri di scogliera a picco sul mare, più simile a una via ferrata che a un sentiero tra la gariga odorosa, panoramicissimo, in effetti, a patto di non soffrire di vertigini.
Dopo aver più volte ringraziato  Madre Natura di averla dotata di ben quattro arti di cui servirsi in simili frangenti, Cheddonna aveva optato, nei tratti più impervi, per la assai inelegante ma efficacissima discesa a toboga, o di sedere che dir si voglia,
La spiaggia, di sabbia dorata mista a grandi massi striati di verde e di nero era, in effetti, quasi completamente libera, e gli sparuti bagnanti si concentravano nella parte immediatamente a ridosso del sentiero, al di qua di un alto masso di limonite giallognola, oltre al quale si indovinavano alcuni radi ombrelloni e asciugamani stesi al sole.
“Andiamo laggiù!” aveva proposto Miomarito, dirigendosi a passo spedito oltre lo scoglio, dove, in lontananza, si intravvedevano alcune figure dai contorni indistinti rosa, bianche o nere.

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L’ombrellone accanto a quello di Cheddonna, rimasto libero per qualche giorno, era stato occupato da una coppia non più giovanissima, dall’aspetto molto sportivo.
Arrivavano al mattino presto, per godere dell’aria salubre delle prime ore del giorno, si trattenevano fino al tramonto, e trascorrevano la giornata a a sperimentare  le molteplici possibilità offerte dall’animazione. Cheddonna, fingendosi totalmente assorta nella lettura del suo libro, cercava di capire, ascoltando qualche brandello di conversazione, da dove venissero, ma i due parlavano pochissimo, e sempre a voce troppo bassa per essere uditi.
-Saranno sicuramente tedeschi- pensava Cheddonna, considerando il pallore del loro viso.
-Sono italiani- le aveva detto Miomarito, di ritorno da una lezione di spinning nella quale si era ritrovato a pedalare accanto al vicino di ombrellone. -Lui si chiama Mario, lei Silvana. Vieni, che te li presento- aveva aggiunto poi.
Avevano cominciato a chiacchierare del tempo incerto, che altrove avrebbe seriamente compromesso il buon esito delle vacanze mentre lì tra animazione, spettacoli, e, perché no, qualche gita culturale, non  influiva granché.
-E vogliamo parlare della cucina romagnola?- aveva aggiunto Mario, facendo l’occhiolino a  Miomarito, -La piadina, lo gnocco fritto…- Silvana, sospirando, aveva lanciato a Cheddonna uno sguardo di profonda solidarietà femminile:si sa che lo gnocco fritto e la prova costume sono decisamente incompatibili, ma tant’è, per essere belle bisogna soffrire, almeno un po’.
Come succede spesso, a quel punto gli uomini avevano cominciato a parlare tra loro, allontanandosi verso il bar della spiaggia, e le donne li avevano imitati, accoccolandosi meglio sui lettini abbronzanti.
-Quindi voi venite qui spesso, d’estate, se ho capito bene- aveva domandato Cheddonna, incuriosita.
-Sì, quando siamo andati in pensione, due anni fa, ci siamo trasferiti all’estero, ma tutti gli anni, quando torniamo in Italia a trovare i nostri figli e i nipotini, trascorriamo almeno una settimana in Riviera.  Non potremmo mai rinunciare!-
-Già, vivere tutto l’anno in un paese come la Germania, bellissimo, per carità, ma senza un mare degno di questo nome, mette un po’ di nostalgia dell’azzurro e del sole di questi luoghi…-pensava Cheddonna
-Ma… dove vivete di preciso,  se non sono indiscreta.Germania,… Svezia …Danimarca?-
-Seychelles!- aveva risposto Mario, che nel frattempo era tornato all’ombrellone, in compagnia di Miomarito e di  due aperitivi per le signore.
-Eh sì- pensava Cheddonna, compiacendosi tra sé per la scelta delle vacanze -Come la Riviera romagnola non c’è niente al mondo!-

Sdraiato sul lettino accanto all’ombrellone, IlPrincipe si annoiava a morte.
“Leggi un libro!”gli consigliò Cheddonna, girandosi a pancia sotto, per rendere uniforme l’abbronzatura.
“Il kindle è scarico” grugnì.
“Allora invita qualcuno a giocare a pallone con te!” insistette lei.
“Gregoooo, vero che vuoi giocare a pallone con IlPrincipe?”domandò al figlio dei vicini di ombrellone.
Il Grego, sette anni, arrivò di corsa, seguito a ruota dalla Ludo, la sorellina di cinque anni.
“Dai, giochiamo?” chiese, incalzante.
IlPrincipe, messo con le spalle al muro, non potè fare a meno di accettare. Si alzò malvolentieri dal lettino e, trascinando i piedi, seguì i due nanetti sul bagnasciuga, dopo aver rivolto alla madre uno sguardo carico di tempesta, mentre Cheddonna, rassicurata nel vederlo occupato e congratulandosi con se stessa per aver ancora una volta organizzato al meglio il tempo libero di suo figlio, tornava a godersi il sole.
Dopo qualche minuto, com’era prevedibile, la palla finì in mare. “Vai a prenderla!” sibilò IlPrincipe, con un tono che non ammetteva repliche.
“Vacci tu!” rispose il Grego, per nulla impressionato. “Ci sono un sacco di meduse, oggi!”meduse
IlPrincipe guardò l’acqua intorno a lui:  ne vide prima una, poi un’altra e infine  si accorse di essere circondato. Intanto  la corrente  stava trascinando la palla  sempre più lontano. Tuffarsi  per cercare di recuperarla sarebbe stato decisamente troppo rischioso, e IlPrincipe la guardò allontanarsi sempre più.
Sentendosi un po’ Tom Hanks,  la salutò mormorando tra se e sè :”Wilsooooooooon!”, poi, felice di avere un’ottima ragione per non dover più giocare con il Grego e sua sorella, decise di fare un giro sulla spiaggia.
Più in là, un gruppetto di adolescenti era intento ad un nuovo, divertentissimo, gioco: il lancio delle meduse.
Vinceva chi, armato di paletta o retino, riusciva a gettare la medusa più lontano.
IlPrincipe  si unì immediatamente a loro, e arrivò a stabilire addirittura un nuovo primato, proprio mentre Cheddonna, sentendo il vociare dei ragazzi, stava commentando con la vicina di ombrellone: “Che ragazzacci!Bisognerebbe chiamare la protezione animali, o il WWF…ma dico io, dove sono i loro genitori? Meno male che i nostri hanno modi più intelligenti di passare il tempo…”

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