Cheddonna non sapeva cosa fare. Non le era mai capitato di dimenticare i litchis. Chissà cosa avrebbero detto i suoi ospiti!

Per tutto il pranzo era rimasta ad osservarne le reazioni, per cercare di capire se avessero notato la mancanza del frutto esotico che fa tanto Natale.

Effettivamente qualcosa di strano nel loro comportamento c’era.

Aveva notato che Loziovescovo era andato a sedersi vicino a L’altrozio, e aveva amabilmente conversato con lui per tutto il pranzo, l’uno nella sua talare dai bordi rossi, l’altro in un vestito di raso altrettanto rosso, abbinato a un paio di sandali gioiello da urlo, come vecchi amici che si ritrovano dopo molto tempo.

Aveva sorpreso i suoi genitori, il dottor Dante e la signora Berenice, a guardare commossi IlPrincipe, che di lì a poco avrebbe compiuto diciotto anni e che loro due, chiusi nel loro “buen retiro” in Riviera, avevano visto sì e no diciotto volte, da quando era nato.

Si era stupita nel constatare che quest’ultimo, che di solito presenziava al pranzo di Natale solo il minimo sindacale, aveva risposto pazientemente alle loro domande su quale scuola frequentasse e cosa avrebbe voluto fare dopo la maturità, aveva chiacchierato piacevolmente con  sua zia Cheddolce, con la Fulvia e Unozio, e aveva perfino giocato a Playstation con il piccolo “Che”, lui che aveva sempre detestato i “mocciosi”.

Si era sorpresa a guardare NonnaNenna, e a pensare che, anche se non si sarebbe detto, aveva quasi cento Natali alle spalle, e quello poteva essere l’ultimo che trascorrevano insieme, e infine aveva sorriso, vedendo che Miomarito aveva indossato, ancora una volta, l’orribile maglione con le renne che gli aveva regalato sua madre, Miasuocera, solo per vederla felice.

Sembravano tutti stranamente a loro agio, come non ricordava di averli mai visti. Nei piatti di portata erano rimasti molti avanzi, e Cheddonna si era affrettata a farne tanti pacchetti per consegnarli  agli ospiti, al momento di tornare a casa.

Sulla tavola, sparecchiata per la consueta tombolata natalizia, c’erano frutta secca, torrone, mandarini, oltre a fichi secchi e datteri; di litchis nemmeno l’ombra, ma nessuno pareva averci fatto caso.

-Hai visto?-le aveva sussurrato NonnaNenna, dandole un buffetto sulla guancia, come quando era bambina -L’è Nadal istess, anca senza licci!-

Cheddonna l’aveva guardata con affetto. Forse, dopo tutto, NonnaNenna aveva ragione, e poi  i litchis li avrebbe sempre potuti comprare, scontati, per giunta, per l’Epifania!

 

 

 

Spingendo a fatica un carrello stracolmo, di quelli che tendono a sbandare a destra perfino quando sono vuoti, Cheddonna provava a farsi largo tra le corsie intasate del supermercato che, in quella vigilia di Natale, era il compendio dell’inferno dantesco: dappertutto torme di golosi dai carrelli pieni di ghiottonerie, iracondi in procinto di venire alle mani per l’ultima teglia di crespelle al salmone e qualche ignavo, perennemente indeciso tra panettone e pandoro.

Occhi spiritati, volti disfatti dalla fatica e dall’ansia di non arrivare in tempo a preparare il cenone della vigilia o il pranzo di Natale, a seconda delle tradizioni famigliari e, per sottofondo, jingle natalizi, interrotti di tanto in tanto da uno scroscio di applausi registrato, che annunciava la vincita di una bottiglia di spumante da parte di qualche fortunato cliente. La gente si aggirava spaesata, come in preda a un horror vacui che la spingeva a gettare compulsivamente cose nel carrello, vedendo quelli degli altri riempiti a dismisura, e così alle casse si erano formate file interminabili, simili a quelle negli uffici postali, o al C.U.P. dell’ospedale. Un cartello, appeso vicino a ogni cassa, avvisava che il supermercato sarebbe rimasto chiuso nei giorni di Natale e Santo Stefano. Cheddonna l’aveva letto distrattamente, persa nei suoi pensieri.

Dopo tre quarti d’ora di coda, finalmente era riuscita a pagare e a caricare in macchina i dodici sacchetti contenenti le pietanze per il giorno di Natale.

Giunta a casa, nel riporre la spesa in un frigorifero in cui non sarebbe più potuto entrare nemmeno uno spillo, aveva  fatto, però, un’amara scoperta.

-Oh, no! Ho dimenticato di comprare i litchis! E adesso?-

Dando una rapida occhiata all’orologio si era resa subito conto che a quell’ora, col traffico congestionato della vigilia, non avrebbe mai fatto in tempo a tornare al supermercato prima che chiudesse, e l’indomani  non sarebbe  stato aperto…

-Roba da matti!- aveva commentato tra sé, con disappunto, -Fino all’anno scorso il supermercato era aperto almeno la mattina di Natale! Altrimenti come si fa, se ci si è scordati di comprare i litchis?-

Per tradizione, nel condominio di Cheddonna, le decorazioni natalizie venivano fatte l’otto dicembre. I primi anni  tutti i condomini, tranne Lastregadisopra, si erano incaricati a turno  di addobbare  il piccolo albero nell’atrio  e di appendere alla porta d’ingresso la ghirlanda con le pigne dorate e la scritta “merry Christmas”, ma col tempo l’interesse era scemato e l’anno precedente, passata la data fatidica, l’ingresso del palazzo appariva desolatamente buio e vuoto.

Leggi tutto l'articolo

Mese per mese