images (1)“Cosa ti avevo detto? Praticamente deserta!” aveva commentato Miomarito, gongolante, giungendo finalmente alla spiaggia denominata “Katabasis”, che in greco significa appunto”discesa”.
Duecento metri di scogliera a picco sul mare, più simile a una via ferrata che a un sentiero tra la gariga odorosa, panoramicissimo, in effetti, a patto di non soffrire di vertigini.
Dopo aver più volte ringraziato  Madre Natura di averla dotata di ben quattro arti di cui servirsi in simili frangenti, Cheddonna aveva optato, nei tratti più impervi, per la assai inelegante ma efficacissima discesa a toboga, o di sedere che dir si voglia,
La spiaggia, di sabbia dorata mista a grandi massi striati di verde e di nero era, in effetti, quasi completamente libera, e gli sparuti bagnanti si concentravano nella parte immediatamente a ridosso del sentiero, al di qua di un alto masso di limonite giallognola, oltre al quale si indovinavano alcuni radi ombrelloni e asciugamani stesi al sole.
“Andiamo laggiù!” aveva proposto Miomarito, dirigendosi a passo spedito oltre lo scoglio, dove, in lontananza, si intravvedevano alcune figure dai contorni indistinti rosa, bianche o nere.