Nella parrocchia di don Travet, dopo anni di assoluto immobilismo, erano in corso grandi cambiamenti.

Il giorno di Ognissanti, accanto al parroco, sull’altare, c’erano due nuovi sacerdoti: uno giovanissimo, di recente ordinazione, l’altro decisamente più anziano.

-Cari fratelli, -aveva esordito don Travet, guardando l’orologio, – vi presento i nuovi sacerdoti che da oggi in poi mi affiancheranno nella pastorale parrocchiale: don Tavor e don Jok. A. Jouer. Io non posso trattenermi perché ho un incontro con Sua Eccellenza Loziovescovo, perciò saranno loro a concelebrare la santa messa di oggi.

E, così dicendo, don Travet si era rapidamente eclissato, sfrecciando via sulla sua cabriolet nuova fiammante, non prima di essere passato dalla casa parrocchiale a prendere le mazze da golf.

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A poche settimane dal 4 marzo, il dibattito all’interno del M.A.M.A. si era fatto serrato: dopo la scelta -ça va sans dire- di Cheddonna come candidata premier, era venuto il momento di stilare una lista dei possibili, futuri ministri.

-Ministre! – aveva corretto la Fulvia, stizzita.

-Ehm, ehm…scusate, ma la grammatica non è un’opinione! – era saltata su, piccata, Lamaestrinadallapennarossoblù, l’anziana insegnante delle elementari di Cheddonna, invitata per l’occasione -Trattasi di sostantivo maschile. Al massimo “ministressa”, per quanto cacofonico… –

-Buuuh! Retrograda! Si aggiorni!- l’avevano fischiata le altre.

Cheddonna era intervenuta a sedare gli animi, riportando, per fugare ogni dubbio, una dichiarazione della presidente della Crusca che incoraggiava l’uso del sostantivo al femminile.

Lamaestrinadallapennarossoblù si era ritirata sull’Aventino, poco convinta e un tantino offesa, e Cheddonna stava  tentando invano di porre rimedio all’incresciosa situazione, quando era intervenuta Brunilde, una nuova iscritta con una grande passione per i classici greci e latini. 

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-NonnaNenna, cosa ne pensi della prima serata di Sanremo?- aveva domandato Cheddonna, a colazione.

-Mah…-aveva risposto lei, meditabonda.

-C’erano la Vanoni, Ron e perfino una nutrita rappresentanza dei Pooh, i cantanti dei tuoi tempi, non sei contenta?-

-Bah, le mummie del museo di Torino sono più giovanili…-

-Ma alcune canzoni erano belle, dai!-

-Sarà, ma  me parevano tutti stonati come le campane di don Travet!-

-E i giovani, i giovani ti sono piaciuti, almeno?-aveva domandato Cheddonna, che sapeva quanto NonnaNenna credesse nelle nuove generazioni.

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-Pronto, Cheddonna, tutto bene?- aveva esordito Cheddolce, verso mezzogiorno.

All’altro capo del telefono c’era stato un momento di silenzio.

-Non farmi parlare, guarda…-aveva cominciato a dire Cheddonna.

-Perché?-

-Eh, oggi è san Biagio.-

-E…?-

-E NonnaNenna ha voluto a tutti i costi che l’accompagnassi in chiesa per la benedizione della gola.-

-Ah, sì, è vero! Poi ti danno il pane benedetto da portare a casa!-si era ricordata Cheddolce.

-Eh, anche lei lo pensava, ma c’era così tanta gente, ma così tanta gente…-

-Nemmeno a Natale e Pasqua si vede un pienone così!-aveva brontolato ad alta voce NonnaNenna, in sottofondo.

-Davvero? E così non siete riuscite a prendere il pane benedetto?-

-No!- aveva sospirato Cheddonna,-E NonnaNenna ci è rimasta malissimo…-aveva aggiunto, abbassando la voce per non farsi sentire dalla nonna.

-Ma cara, che problema c’è? Io stamattina sono andata  dal panettiere e ho comprato lì il pane che il parroco era passato a benedire, prima di andare a dire la messa. Se ti sbrighi ne trovi ancora…

Sssst, però forse a NonnaNenna è meglio non dire dove lo hai preso!-

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