Quella mattina Cheddonna si era svegliata di buon’ora, sebbene fosse domenica e la casa tacesse ancora, sprofondata nella pigra sonnolenza dei giorni di festa.

NonnaNenna, che la sera prima era rientrata a mezzanotte dall’apericena con le amiche del N.O.N.N.A., era già in piedi dalle cinque, perché a lei bastavano poche ore di sonno, e  poi si sa che il mattino ha l’oro in bocca, e sedeva in cucina davanti a una tazza di caffelatte da mezzo litro.download

Cheddonna l’aveva guardata con ammirazione e un pizzico d’invidia:  lei al mattino riusciva a prendere soltanto un caffè  e poco altro, un po’ per la fretta, un po’ perché a quell’ora non aveva proprio voglia di mangiare.

-Quelli della sua generazione hanno lo stomaco di ferro,-pensava-adesso non li fanno più così!-e, dopo aver messo sul fuoco la moka da tre, si era seduta a chiacchierare del più e del meno con la nonna, che nel frattempo, oltre al caffelatte, aveva preparato due uova all’occhio di bue, caso mai a Cheddonna fosse venuto appetito.

Questa volta Cheddonna non aveva detto di no e, tra un uovo e quattro chiacchiere, era trascorsa un’oretta buona, senza che le due donne se ne accorgessero.

Attratto dalle voci e dal profumo di caffè, di lì a poco Miomarito aveva fatto capolino alla porta della cucina, con gli occhi semi-chiusi e la barba lunga, e si era lasciato cadere su una sedia, ancora mezzo addormentato.

-Buongiorno. E’ rimasto un po’ di caffè?-aveva esclamato, reprimendo un enorme sbadiglio. Poi, con la lentezza di un bradipo al risveglio, se n’era versato una tazza e aveva cominciato a sorbirla, in silenzio.images

Cheddonna l’aveva salutato con calore e aveva ricominciato a chiacchierare con la nonna, cercando di coinvolgerlo nella conversazione.

-Come ti dicevo, NonnaNenna, il film che siamo andati a vedere ieri sera non era niente di speciale, vero, Miomarito?-

-Uhm…già.-aveva risposto lui, laconico.

-Sì, a me non è piaciuta la scelta del finale, ma Miomarito ha trovato tutto il film piuttosto scadente.Com’è che hai definito il regista, alla fine? “Depensante”?-

-Boh…può essere.Non ricordo.-aveva tagliato corto lui, versandosi l’ultimo goccio di caffè rimasto nella caffettiera.

Cheddonna aveva alzato gli occhi al cielo ed era andata a metterne su un’ altra.

-Ho capito, ho capito: prima del terzo caffè non c’è nulla da fare, non connette.- aveva esclamato, imbronciata, mentre NonnaNenna soffocava una risatina dietro la mano.download (2)

A quel punto aveva fatto la sua comparsa in cucina anche IlPrincipe, che, muovendosi a tentoni e con gli occhi completamente chiusi, si era semi-sdraiato vicino a Miomarito, grugnendo un gutturale -Mmmmm…-in risposta al saluto degli altri commensali.

-Ecco da chi ha preso! Al mattino sembrano due zombie, mai che si possano fare due chiacchiere come si deve!-era sbottata Cheddonna, innervosita, lasciando la stanza.

download (3)-Com’era quella cosa dei gufi e delle allodole? C’è chi è più attivo di notte e chi lo è maggiormente di giorno:è tutta questione di metabolismo.-aveva commentato NonnaNenna, mentre Miomarito, che dopo il terzo caffè stava iniziando a capire dove si trovava, annuiva convinto.download (4)

Poi, guardando IlPrincipe, la cui loquacità non variava a seconda delle fasce orarie, aveva esclamato:-Be’, ci sono i gufi, le allodole e… gli adolescenti, ma quella è un’altra storia.-

 

 

gattaDopo gli stravizi alimentari della vacanza in Sicilia, Cheddonna aveva deciso di perdere almeno due chili,  perciò aveva pensato di adottare il regime alimentare del dottor di Giuni, il dietologo che aveva seguito la Fulvia dopo l’ultima gravidanza.

Dopo aver dato un’occhiata veloce al foglio prestampato, Cheddonna era impallidita.-Come? Niente carboidrati? Solo carne, pesce e verdura e per giunta col divieto assoluto di usare i surgelati! Ma come farò?-

Dopo un primo momento di indecisione, però, il super -io di Cheddonna aveva avuto il sopravvento, spingendola a tentare l’impresa.

Non avrebbe mai immaginato, però, che abolire i carboidrati sarebbe stato così difficile.

A volte aveva persino delle allucinazioni.Si sentiva come un beduino nel deserto, perseguitato da miraggi di oasi evanescenti, e più di una volta le era parso che dal frigorifero provenisse il canto ammaliante delle sirene, che l’ attirava a sè.

Dopo una settimana non ce l’aveva fatta più.

-Cosa vuoi che sia un piccolo strappo alla regola?-pensava, muovendosi furtiva  nella casa addormentata, alla ricerca dei cioccolatini che Miomarito aveva nascosto, per aiutarla a mantenere i suoi buoni propositi, si intende.

-Trovati!-aveva esclamato, trionfante, un attimo prima di urtare con il piede scalzo lo stipite della porta della cucina.

L’ululato di dolore che ne era seguito aveva risvegliato tutti gli abitanti della casa, e anche Lastregadisopra, che aveva manifestato il proprio disappunto picchiettando ripetutamente con il manico della scopa sul pavimento.

-Che cosa succede?- si era informato Miomarito, stropicciandosi gli occhi gonfi di sonno.

-Credo di essermi rotta un dito…-piagnucolava Cheddonna saltellando su un piede solo.

-Andiamo al pronto soccorso-  aveva concluso Miomarito, constatando che il quinto dito del piede sinistro aveva un’angolatura piuttosto insolita, rispetto alle altre.

-Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino…-aveva commentato NonnaNenna, contemplando i cioccolatini sparsi sul pavimento.-E adesso, come farete a partire per la montagna?” (continua)

aranciniCi aveva provato con tutte le sue forze, saziandosi con insalatine di stagione e frutta a volontà, in nome di un’alimentazione sana e leggera, povera di calorie e ricca di vitamine e sali minerali, importantissimi, soprattutto d’estate. Del resto  non aveva passato gli ultimi tre mesi a cercare di eliminare quell’odioso cuscinetto sui fianchi, a costo di enormi sacrifici, per rovinare tutto in pochi giorni di trasgressione! Poi, però, era stata suo malgrado travolta. Intorno a lei torrenti di granite con panna, vulcani di brioche con gelato e montagne di frutta martorana le serravano il passo, impedendole ogni via di fuga e, infine, aveva ceduto e assaggiato i piatti tipici della tradizione siciliana, così diversi da costa a costa, da città a città, tanto da cambiare  di nome  e perfino di forma da un capo all’altro dell’Isola.Gli arancini appuntiti  di Catania, ad esempio, a Palermo si chiamavano arancine ed erano tondi come l’omonimo agrume; e guai a invertire i nomi, se non si voleva essere guardati con disapprovazione dagli autoctoni.

Percorrendo l’isola, tra una sciara e un teatro greco, su spiagge nere come il carbone o bianche come la luna, sbocconcellando sfincioni e panelle, pane “cunzatu” e “ca meusa” si era chiesta spesso come avesse fatto a rinunciare a tutto questo, prima d’allora.

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