images-Giovedì grasso a scuola non si fa un tubo, e poi ci sono due giorni di vacanza.-si compiaceva IlPrincipe, pregustando il lungo weekend che lo attendeva.

-Giovedì grasso preparerò, come sempre, le frittelle di mele, e Donato, Diletta, Matteo, Beniamino, Teodoro, Dorotea e Adessobasta, con i loro nasi sporchi di zucchero a velo, sembreranno di nuovo piccini, anche se Donato ha già la patente…-pensava Tuttisuoi?, con un pizzico di nostalgia.

-Giovedì grasso, di solito, nessuno ha da ridire su come mi vesto…-rifletteva L’altrozio, guardando pensosamente la punta delle sue decollete rosa shocking.

-Giovedì grasso è il giorno in cui le strade si riempiono di quegli orribili coriandoli, che ad agosto te li ritrovi ancora in mezzo ai piedi, per come puliscono le strade da noi.- considerava Lastregdisopra, sbuffando.

-Giovedì grasso si può andare a scuola vestiti da Iron man!-aveva annunciato il “Che”alla Fulvia e a Cheddonna, festante.

A lui, in realtà, piaceva travestirsi ogni santo giorno, perché i bambini non aspettano Carnevale per essere se stessi.

Cheddonna pensava  che i grandi, invece, si travestono ogni giorno, indossando maschere intonate ai diversi contesti, perché essere se stessi non è un gioco da ragazzi.

Giusto una volta all’anno, forse, di giovedì grasso, appunto. Anzi, di giovedì “diversamente magro”, che fa più chic.

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Ci sono giorni in cui è il colore stesso del cielo a farti decidere quale umore indossare, tra tutti quelli possibili, e giorni in cui non si ha voglia nemmeno di alzare gli occhi per scoprire di che colore è, il cielo; giorni di addii mascherati da arrivederci, di frasi pronunciate per rassicurare quasi più se stessi che gli altri. In giorni come quello, Cheddonna si avvolgeva un po’ più strettamente nel suo impermeabile primaverile e camminava controvento, dodici centimetri sopra la terra, cercando di seminare la malinconia dietro di sé.

Poi, salita in macchina, tornava verso casa, seguendo le strade che faceva ogni giorno, più volte, e che pure, in quei momenti, le sembravano estranee. Ma se, colta da un’improvvisa ispirazione, decideva di deviare leggermente dal solito percorso, e imboccava il viale alberato che d’inverno non percorreva mai perché la vista degli alberi nudi contro il cielo le metteva troppa tristezza, ecco che la prospettiva cambiava improvvisamente.

D’un tratto, lungo i bordi della strada, decine di nuvole rosa accendevano di magia i marciapiedi, come tanti coni di zucchero filato, o piumini per la cipria, messi lì per far più bello il cielo. Cheddonna passava tra quelle due ali di alberi fioriti ogni volta con lo stesso, immutato stupore e si sorprendeva a pensare a come, talvolta, vedere “la vie en rose” dipenda soprattutto da quale strada si scelga di percorrere.

images (1)“Cosa ti avevo detto? Praticamente deserta!” aveva commentato Miomarito, gongolante, giungendo finalmente alla spiaggia denominata “Katabasis”, che in greco significa appunto”discesa”.
Duecento metri di scogliera a picco sul mare, più simile a una via ferrata che a un sentiero tra la gariga odorosa, panoramicissimo, in effetti, a patto di non soffrire di vertigini.
Dopo aver più volte ringraziato  Madre Natura di averla dotata di ben quattro arti di cui servirsi in simili frangenti, Cheddonna aveva optato, nei tratti più impervi, per la assai inelegante ma efficacissima discesa a toboga, o di sedere che dir si voglia,
La spiaggia, di sabbia dorata mista a grandi massi striati di verde e di nero era, in effetti, quasi completamente libera, e gli sparuti bagnanti si concentravano nella parte immediatamente a ridosso del sentiero, al di qua di un alto masso di limonite giallognola, oltre al quale si indovinavano alcuni radi ombrelloni e asciugamani stesi al sole.
“Andiamo laggiù!” aveva proposto Miomarito, dirigendosi a passo spedito oltre lo scoglio, dove, in lontananza, si intravvedevano alcune figure dai contorni indistinti rosa, bianche o nere.

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Il passaparola tra mamme era cominciato nel primo pomeriggio, subito dopo la fine delle lezioni.

Dalle prime indiscrezioni, pareva che qualcuno, nella classe di Ilprincipe, avesse avuto preziose informazioni sulla verifica di storia, in programma per il giorno seguente.
La Marty, mamma del Lolly, aveva tempestato di sms la Titty, mamma della Sissy, per saperne di più e aveva scoperto che, da giorni ormai, circolava su whatsApp il testo integrale della verifica, fotografata da uno smartphone sfuggito ai controlli.
La Titty aveva poi chiamato Cheddonna, rivelandole che, stando a voci autorevoli, la verifica in questione, svolta la settimana prima dall’altra sezione, sarebbe stata identica a quella che la professoressa Righetti  aveva intenzione di far svolgere alla classe  dei loro ragazzi.
“E’ inammissibile.E’ stato senz’altro Bimbominkia”aveva commentato Cheddonna. 
“Sì, me l’ha detto la la Sissy””aveva risposto la Titty. 
“Del resto,  lui ha solo da guadagnare, da questa storia. Arriva a stento alla sufficienza…I nostri, invece, rischiano di vedersi rovinare la media, se venissero scoperti. Una classe intera che prende 10 è un po’ sospetta, non credi?”aveva esclamato Cheddonna. 
“Dobbiamo avvisare la prof per impedire che i ragazzi commettano la sciocchezza di copiare la verifica. Non possiamo rischiare ” aveva concluso la Titty, categorica.
“Ma no, mia cara, non serve”le rispose Cheddonna,”in fondo basta che facciano un paio di errori qua e là e la Righetti non si accorgerà di nulla!”

“Io lo faccio sempre”aveva confessato Cheddolce, davanti al gruppo di mamme riunite per il quotidiano rito del caffè prima del corso di Pilates.
“Cioè, tu entri nella pagina facebook di tua figlia fingendo di essere lei?” saltò su la Titty, mamma della Sissy.
“Certo, e a volte chatto con i suoi amici, che credono di parlare con lei … Si scoprono sempre cose interessanti!” gongolava lei.
“Ma non hai paura  che se ne accorgano? O, peggio ancora, che lei ti scopra?” chiese la Marty, mamma del Lolly, con viva preoccupazione.
“Forte, ma come si fa?” domandò Laluisa, che di nuove tecnologie capiva ben poco.
“E’ semplice, basta trovare la password e… voilà: niente più segreti. La Kikk@ non sospetta nulla, e tanto meno i suoi amici. Dopo tutto non sono mica nata ieri!”
Tornando a casa Cheddonna continuava a ripensare al coming out di Cheddolce, con un vago senso di malessere.
Il telefonino di Ilprincipe, dimenticato acceso sul divano, emise il tipico suono della notifica di un messaggio e, come aveva già fatto altre volte, Cheddonna stava per correre a  leggere gli ultimi messaggi in memoria.
Poi si fermò, e lo spense.

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