ricicloAppena sbarcata dall’aereo, a Catania, Cheddonna era stata investita dal caldo africano che ormai da parecchie settimane aveva fatto innalzare la colonnina di mercurio a temperature vicine ai quaranta gradi. Al nord, invece, l’estate sembrava ancora indecisa se fermarsi  per un po’ o fare solo un veloce saluto, a giudicare dalle piogge costanti del mese di giugno.

La prima cosa che l’aveva colpita, arrivando, era stata la luce, intensa come raramente le era capitato di vederla, e i colori netti, senza ombre. Poi, abbassando lo sguardo, era stata colpita da uno spettacolo assai meno poetico, che l’aveva riportata bruscamente alla realtà: il marciapiede su cui stava camminando era cosparso di rifiuti e cartacce, una delle quali si era conficcata nel tacco dodici del suo sandalo gioiello.

“Certo che come biglietto da visita di una città, non è proprio il massimo! Speriamo che sia solo in questa zona.” aveva commentato, infastidita.

Giunti a destinazione, Cheddonna, Miomarito e IlPrincipe avevano parcheggiato l’auto presa a noleggio davanti alla villetta dove avrebbero trascorso le vacanze. “Be'” aveva commentato Cheddonna, sollevata, “qui i marciapiedi sono più puliti e, guarda!, ci sono perfino i cassonetti per la raccolta differenziata!”

Il giorno seguente, dopo aver diviso accuratamente i pochi resti della cena “take away” della sera precedente in plastica, carta e frazione umida, Cheddonna aveva incaricato Miomarito di portare i sacchetti ai rispettivi punti di raccolta, prima di recarsi alla  spiaggia  di ciottoli  che separava la casa dal mare.