Cheddonna  abitava da sempre in un grande appartamento al terzo piano di un elegante condominio del centro, e non lo avrebbe lasciato per nessuna ragione al mondo, eppure, ogni tanto, la prendeva l’irrefrenabile curiosità di scoprire nuovi orizzonti immobiliari.
Allora cominciava a leggere le riviste di annunci e navigava sui siti delle agenzie, alla ricerca di  nuovi metri quadri da esplorare. A volte la sua ricerca si spingeva fino a soluzioni ardite:villette a schiera, porzioni di bifamiliari,  ville indipendenti, perfino.
Telefonava alle agenzie, fissava gli appuntamenti, e andava a visitare gli immobili, in compagnia di agenti immobiliari sempre diversi.
Adorava vedere com’erano fatte le case all’interno: se erano abitate, ne osservava l’arredamento e cercava di figurarsi come fossero i suoi abitanti, le loro abitudini e stili di vita; se erano vuote, immaginava di arredarle, o di ristrutturarle completamente, abbattendo muri, cambiando piastrelle, posando parquet…
Ogni visita era un piccolo viaggio, che si concludeva invariabilmente quando Cheddonna, stringendo la mano ora forte e decisa, ora fredda e  molliccia  del venditore di turno, gli diceva che ne  avrebbe parlato con Miomarito e, nel caso, avrebbe richiamato per fissare un secondo appuntamento che, naturalmente, non ci sarebbe mai stato.
Ormai conosceva tutte le agenzie della sua città, e presto avrebbe dovuto estendere le sue ricerche ai comuni limitrofi , se non voleva rischiare di essere scoperta, ma in fondo, nel caso, avrebbe sempre  potuto cercare casa al mare, o in montagna o-perchè no?- anche  all’estero.
Le strade del turismo immobiliare, pensava Cheddonna, sono infinite.

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