Stanca del bianco assoluto delle pareti della sua casa, Cheddonna aveva deciso di farle ritinteggiare secondo i dettami della  cromoterapia e del feng shui e, dopo essersi documentata su quale fosse il colore più adatto per ogni ambiente,  aveva telefonato all’Archidelia, l’amico architetto,  prendendo appuntamento nel suo studio per esaminare insieme la palette dei colori.
Fuori, come sempre in quella primavera piovosa, il cielo era grigio, a pois azzurri.
“Cielo!” pensò Cheddonna, guardando inorridita gli schizzi di fango sulle portiere dell’auto “Questa macchina è marrone! Devo portarla subito a lavare!”
In coda ad un  semaforo che sembrava passare dal giallo al rosso senza mai soffermarsi sul verde, Cheddonna pensava che certamente il colore giusto per la cucina era l’arancione, così vitaminico e capace di stimolare creatività ed appetito, mentre per lo studio di Miomarito era preferibile il blu, più meditativo e rilassante.
Nera per il tempo perso in mezzo al traffico, lasciò la macchina davanti allo studio dell’ Archidelia, rischiando di scivolare sul tappeto di fiori lilla che la pioggia di quei giorni aveva strappato ad un enorme glicine.
“Tutto bene, cara?”le domandò premuroso l’Archidelia, quando la vide entrare, scura in volto.
“Non farmi parlare” gli rispose Cheddonna. “Oggi me ne sono capitate di tutti i colori!”

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